Review of Christiane F. (1981) by Stefano L — 10 Jan 2015
Basandosi su una serie di interviste in seguito al processo di Christiane Vera Felscherinow per detenzione di droga e ricettazione, Uli Edel dipinge con toni plumbei il conturbante e decisivo cambiamento di stile di vita della quattordicenne Christiane verso la strada della tossicodipendenza.
Una metamorfosi cruciale e rovinosa che non vedrà mai possibilità di ritorno e cambierà e stravolgerà per sempre la sua intera esistenza. Wir Kinder vom Bahnhof Zoo si svolge in una Berlino notturna cupa ma incredibilmente avvenente, all'inizio nella vecchia discoteca "Sound" (provvista di una sala di proiezione interna, in cui viene fatta un'azzeccata citazione a "La notte dei morti viventi") e in un secondo momento nella squallidissima stazione metropolitana dove I giovanissimi tossicomani si prestano tristemente alla prostituzione, in modo da racimolare il denaro sufficiente per comprare le dosi.
Anacronismi a parte (su cui avrei qualche dubbio visto che l'opera non fa riferimento a nessuna data precisa) "Christiane F." cambia in maniera cruciale da un primo tempo più dinamico e spettacoloso (comprendente, tra l'altro, un concerto live di David Bowie, riferito a quello tenuto nella capitale tedesca nell'autunno del '75) ad un secondo più turbinoso, il quale si snocciola rapidamente nel melodramma, dove il volto dell'attrice diventa ceruleo e "mortuario", e la ragazza ormai, a suo malgrado, si ritrova già ben oltre la barriera dell'eccesso.
Il racconto è molto più flessibile rispetto all'autobiografia dell'autrice a cui si ispira il lavoro di Edel; infatti ci si concentra parecchio sulla decadenza graduale della protagonista, lasciando poco spazio alle storie degli altri personaggi, anche perchè essendo interpretati da attori adolescenti non professionisti (alcuni dei quali, di tanto in tanto, sembrano addirittura esitare un pò prima di ricordare le battute) magari era alquanto disagevole sviluppare degli intrecci che fossero efficaci allo svolgimento della vicenda.
Per quel che riguarda la direzione di Edel, c'è da ammettere che il registro narrativo viene eseguito con una prassi ancora abbastanza accademica, sebbene in grado di valorizzare e, come già detto, spettacolarizzare animosamente immagini e luoghi di richiamo.
Prodotto quindi dalla struttura convenuta, ma capace di offrire un certo infausto realismo nel suo prostrato panorama.
This review of Christiane F. (1981) was written by Stefano L on 10 Jan 2015.
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