Review of Bronson (2009) by Stefano L — 05 Oct 2012
Una rappresentazione doviziosamente sopra le righe di Michael Peterson, "il galeotto più violento del Regno Unito" che ha trascorso più di trent'anni in prigione dal periodo della sua prima condanna risalente al 1974.
"Nessuno ti dedica una stella nella Walk of Fame senza un pò di sofferenza", così afferma il protagonista all'inizio del film, e in effetti nel corso delle vicissitudini della vita di questo condannato, di brutalità ce ne sono state parecchie: dai sanguinosi pestaggi in cella ai momenti in cui il detenuto, da un momento di quiete elusiva, scatta in maniera del tutto repentina per malmenare il malcapitato di turno.
Nicolas Winding Refn, per blandire una biografia così violenta, ha scelto una prospettiva più farsesca, ed ecco che Charles Bronson (il soprannome di Peterson), nei panni di un clown, introduce personalmente I suoi bruschi aneddoti sul palco di un gaudioso teatro.
L'estrosa regia non è priva di piccoli colpi di genio, come I repentini risguardi delle scene apparentemente drammatiche, o le inquadrature roteanti all'interno dell'ambiente carcerario in cui la claustrofobia dell'astante prenderà subito il sopravvento; la raffigurazione del penitenziario è tinteggiata da colori vivaci e briosi, piuttosto distanti dalla facciata reale di un posto così squallido ed arginato.
La vera nota di demerito che attribuisco al lavoro di Refn, è quella personoficazione così insistemente spaccona (da prodotto mainstream) che si è voluta attribuire al personaggio impersonato da Tom Hardy, difetto che affligge purtroppo la maggior parte dei più recenti biopic dedicati a turbolenti profili di figure impetuose come Peterson.
Il doppiatore italiano, inoltre, non era dei più indicati...
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