Review of Un Chien Andalou (1929) by Elisa K — 11 Oct 2008
Piccolo Capolavoro firmato Bunuel-Dalì. Un sogno o una specie di incubo girato in pochi giorni con un budget scarso in Francia. Il surrealismo cinematografico inizia da qui. L'opera è piena di metafore che vengono poi usate nel cinema negli anni successivi.
E' come se il punto di vista cambiasse, che lo spazio e il tempo siano mischiati. L'immagine di apertura con l'occhio tagliato è un monito per lo spettatore di come guardare l'opera. L'immagine dell'uomo che trascina il pianoforte gli ecclesiatici e il bue squartato è una delle più belle dell'intero lavoro, a mio parere, simbolicamente rappresentano il sapere accademico, la chiesa e il capitalimo.
This review of Un Chien Andalou (1929) was written by Elisa K on 11 Oct 2008.
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