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Review of by Alex . — 02 Mar 2009

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La celebrazione delle icone è spesso un segno contraddittorio. Può essere veicolo di grandi narrazioni, di miti rivoluzionari e di riscatto - ma anche limite fatale del momento creativo. Pablo Larrain, con uno sguardo intelligentissimo, la riduce a ossessione primaria, animalesca e violenta; glie ne sottrae linfa e vitalità, l?applica a una società sfibrata e rassegnata e finisce per illuminarne la crudele rivelazione: non c?è alcuna liberazione nei balli di Raúl Perralta, solo un istinto sordo e violento che logora e annienta uomini e cose.

Il Cile di Tony Manero è spossato, la violenza del regime è morbo cronico e I pochi fermenti rivoluzionari appaiono impotenti o velleitari. Il cancro politico rosicchia I margini del quadro ed è confinato a premessa rassegnata e densa della storia radicale di Raúl, ballerino in una bettola di periferia, non più giovane, ossessionato dall?eroe de La febbre del sabato sera. Raúl vede il film decine di volte, impara a memoria I dialoghi, si fa cucire un abito bianco che riproduce con esattezza maniacale (sino al numero di bottoni sotto la cintura) quello indossato da Travolta sullo schermo. L?intenso studio di Raúl ha la forza cruda e assorbente di un istinto primario: l?imitazione di Manero esaurisce ragione e affetti del protagonista ? ogni suo gesto è dettato dalla necessità radicale di perfezionare la propria esibizione e vincere una gara in tv. (Almeno due volte, infatti, a chi gli chiede cosa faccia nella vita, Raúl risponde semplicemente ?Questo? ? vale a dire il ballerino, ma, soprattutto, la riproduzione ossessiva di Tony Manero).

La storia di Raúl, però, è lo specchio grottesco del sogno popular dell?italo-americano Tony Manero. Questa distorsione, ridicola e cruda, ha radici soggettive e collettive: Raúl è un uomo di mezza età, violento, anaffettivo, impotente e squallido ? il Cile che gli si disegna intorno è un Paese sfiancato dalla violenza politica e dal sottosviluppo, una civiltà senza destino che si affida narcoticamente al culto pop per sopravvivere a se stessa. Anche Raúl, come Tony, crede probabilmente, a un qualche livello istintuale, che il ballo possa riscattarlo dal degrado che lo stringe, ma la prassi metodica della sua (tentata) liberazione è violenta, bestiale, disumana. Raúl picchia, uccide, sporca coi suoi escrementi l?abito bianco del rivale ? con determinazione basica elimina gli ostacoli che lo separano dal suo unico obiettivo. L?interpretazione fedele che Raúl dà di Tony Manero è un ossimoro costantemente esibito. Subito, nella scena a casa della signora anziana, l?esplosione cruda e inattesa della violenza chiarisce la natura compulsiva e deviata del sogno americano deportato in Cile. Più tardi, la splendida sequenza che si conclude con l?alienante rapporto sessuale tra Raúl e la giovane Pauli scarnifica fino all?osso l?illusione dell?imitazione di Manero: Raúl non è in grado di inscenare Tony come amante o come uomo. L?esito della gara televisiva tra I sosia di Tony Manero, infine, è una beffarda inversione di quel che accade nel film di John Badham: Raúl Perralta è il migliore, Raúl Perralta è Tony Manero - eppure Raúl Perralta non può ricevere il riconoscimento ufficiale. Questo scarto finale aggredisce l?essenza del mito di rivincita sociale incarnato da Travolta: la contraddizione di Raúl è anche, dopotutto, la contraddizione dello stesso Tony Manero ? il riscatto individualistico non è merce da esportazione.

This review of Tony Manero (2008) was written by on 02 Mar 2009.

Tony Manero has generally received positive reviews.

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