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Review of by Catcarlo — 08 Apr 2013

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E’ risaputo, con I se e con I ma non si fa la storia. Epperò… Quale sarebbe il giudizio complessivo su ‘Come un tuono’ se il ritmo e la tensione narrativa si mantenessero sempre sui livelli della prima ora (cioè fino a che rimane in scena Ryan Gosling)? Con ogni probabilità, si passerebbe dalla categoria buono (o anche ottimo) film a quella di capolavoro: purtroppo, così non ma c’è materia a sufficienza per dichiararsi soddisfatti.

Per il suo esordio ad alto budget, l’indipendente Cianfrance sceglie una soggetto complesso e ambizioso (scritto assieme a Ben Coccio e Darius Marder e musicato con discrezione da Mike Patton) che innesta tocchi di noir su di un dramma familiare e psicologico con contorno di ipocrisie, sensi di colpa ed errori che ricadono sui figli le eco cattoliche si sprecano, così pare tutto meno che un caso il largo spazio dato al battesimo del piccolo Jason.

La storia si compone di tre segmenti di lunghezza diseguale e qualità calante. Nel primo, quello lodato poche righe fa, protagonista Luke ‘il bello’, talentuoso motociclista che si guadagna da vivere nei luna-park e che passa alle rapine dopo aver scoperto di aver avuto un figlio a seguito di una-botta-e-via.

Protagonista un Gosling biondo, bravo a rendere la complessità di un personaggio che ha il coraggio di farsi le domande giuste alle quali, però, finisce sempre per dare le risposte sbagliate: accanto a lui ci sono una Eva Mendes che disegna una ragazza-madre ben lontana dal sex-symbol e Bob Mendelsohn che fa lo stralunato come gli capita spesso nei panni dell’amico Robin.

Una rapina andata a male segna il cambio di testimone: esce Luke, entra il poliziotto Avery Scott, che diventa un eroe per aver fermato il rapinatore, ma in fondo all’anima ha qualcosa che rode perché anche lui ha un figlio piccolo.

Ciò non gli impedisce di distillare una serie di menzogne e di sfruttare ancor più cinicamente il cinismo di alcuni suoi colleghi (fra I quali Ray Liotta e un baffuto Gabe Fazio) per costruirsi una carriera politica a cui sacrifica anche la famiglia.

Cooper lavora con cura su un ruolo non facile, molto sfaccettato a livello psicologico mentre all’esterno l’agente Scott si sforza di rimanere tutto d’un pezzo: così, quindici anni dopo e, all’apparenza, non invecchiato di un giorno eccolo in corsa per la procura distrettuale.

A questo punto, I figli sono cresciuti (senza padre entrambi, a vedere così) e il loro incontro finisce per tirare qualche somma, ma senza stravolgere davvero nulla, perché la vita un grande fiume tranquillo dove, alla fine, il più forte ce l’ha sempre vinta.

Come già accennato, in queste ultime parti, e in special modo in quella conclusiva, si notano ridondanze e lungaggini che rallentano la narrazione abbassando il giudizio complessivo, ma senza danneggiare il coinvolgimento dello spettatore creato anche da una qualità delle interpretazioni confermata dai giovani Cohen e DeHaan.

L’essenza stessa della storia rende evidente che se c’è una cosa che non va, questa un titolo italiano decisamente fuorviante: molto meglio quello originale, che altro non che la traduzione dal mohawk di Schenectady, il nome della cittadina (nello stato di New York) in cui si svolge la vicenda.

Si tratta di una provincia placida e immersa nel verde che Cianfrance riprende con cura del dettaglio (cura che, del resto, si riflette nelle inquadrature dei personaggi) e dalla quale per cambiare qualcosa necessario andar via.

Le uniche scene adrenaliniche sono difatti quelle in cui c’è Luke in moto (negli Stati Uniti il casco non obbligatorio? Per non parlare dei passaggi di proprietà…) e durante le rapine, pare girate in un’unica ripresa: improvvise variazioni di ritmo che sono ulteriore testimonianza di un notevole talento registico, del resto già annunciato dalla splendida sequenza dei titoli di testa.

This review of The Place Beyond the Pines (2013) was written by on 08 Apr 2013.

The Place Beyond the Pines has generally received positive reviews.

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