Review of The Brown Bunny (2003) by Giuseppe P — 02 Dec 2008
Un film che ho amato troppo...fin quando non l'ho visto. Vincent Gallo, reduce dal suo esordio e capolavoro Buffalo '66, si cimenta nella sua opera seconda con un egocentrismo delirante, convinto di possedere un magnetismo tale da attore, da coinvolgere il pubblico.
Un'autopresunzione di magnetismo che lo porta addiriturra a mostrare il proprio fallo a mezzo mondo, tra le labbra di una coraggiosissima Chloe Sevigny (durante il film I due si dice abbiano avuto una relazione).
La maggior parte delle inquadrature sono dedicate a sè stesso e alle strade, e quando non è lui il soggetto dell'inquadratura è lui stesso a tenere la macchina da presa. La prima parte del film, quella in cui c'è quasi esclusivamente Vincent Gallo, risulta essere abbastanza noiosa, con pochissimi dialoghi, l'ultima parte, nella stanza d'albergo con la Sevigny è molto radicale, scioccante e trascina lo spettatore quasi al rigetto.
Tuttavia un vero film di cinema indipendente, minimalismo e realismo allo stato puro, con un discreto lavoro di fotografia, ovviamente curato dallo stesso Vincent Gallo. Per la sua ingenua e delirante sincerità il film è stato allora martoriato dalla critica, soprattutto a Cannes.
Ma resta comunque un film interessante alla ricerca di un'identità autoriale. A causa della stroncatura ricevuta e di quella ardua scena di fellatio Gallo non ha mai avuto la possibilità di fare un terzo film, quello della verità.
..o del riscatto. Menzione speciale per le musiche.
This review of The Brown Bunny (2003) was written by Giuseppe P on 02 Dec 2008.
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