Review of Mean Streets (1973) by Monia V — 02 May 2010
â??La sola speranza, o disperazione.
Ã? nella scelta di pira o pira -.
Per essere redenti dal fuoco col fuocoâ??
Per capire che Scorsese è un genio, basta guardare Mean Streets, uno dei suoi primi film e già vediamo una maturità , una capacità , una profondità sbalorditive. Il film più maturo di Martin, forse il più bello, il più realistico sicuramente. Questo non è quel bel film classico mafia che sostanzialmente non ha nulla da dire e racconta la mafia come cent'altri hanno fatto, ma è un cupo, nostalgico, sofferente sguardo del regista al suo passato.
Forse Charlie è autobiografico. sappiamo tutti che Martin è cattolico e voleva fare il prete, quindi troviamo per la prima (e ultima?) volta uno sfondo religioso a una storia di piccola, ma terribile criminalità e vita di quartiere, che conferisce più ampio respiro contenutistico a uno Scorsese insolito, strano, vivo.
Prima. Prima di diventare uno dei grandi di Hollywood. Prima di sentirsi tale. Prima di inseguire lâ??ambito Oscar. Prima di piegare (in parte) il proprio genio alle esigenze dello Star system. Prima di tutto questo, che faceva Martin Scorsese? Semplice: dirigeva b-movies. B nei costi, ma non nel merito. Perché lo spirito dâ??intraprendenza, il coraggio, lâ??eccesso, persino la perversione che I suoi primi film trasudano ne testimoniano la grandezza più e meglio dei kolossal seguenti, fastosi ma rigidi, sfarzosi ma artificiali, con più razionalità che cuore. Martin Scorsese ci ha fatto capire cosa sia uno stupro in Casinò, ma non ha mai più girato scene tanto erotiche quanto quelle fra Keith Carradine e Barbara Hershey in Boxcar Bertha. Ci ha illustrato le pene dâ??amore in The Age of Innocence, tuttavia nessun Robert De Niro ha più lasciato sul marciapiede unâ??altra Cybill Shepard in un secondo Taxi Driver. Ci ha descritto magnificamente il mondo della piccola malavita in The Godfellas, eppure non ha mai più dato vita a un nuovo Mean Streets.
Ecco. Chi scrive pensa che Mean Streets sia questo: lâ??incandescente fucina scorsesiana per I futuri successi. Il dramma-laboratorio per I suoi trionfi osannati. Lâ??apoteosi del suo immaginario, filmico e non. Forse non tutto funziona, ma è fisiologico in un affresco estremo. Abbiamo una Little Italy pulsante, viscerale, ossessiva, gli horror di Corman nei cinema e fiumane popolari che innalzano Madonne e intonano â??Faccetta Neraâ??. Troviamo locali asfittici, interni fotografati al rosso sangue, nei quali esplode improvvisa la ferocia, quella dei fratelli Carradine (in una sequenza davvero pulp) e delle risse al biliardo. Scopriamo il perbenismo dei piccoli padrini â?? su tutti Cesare Danova â?? che tramano ai tavoli dei bar e lâ??unica violenza che tollerano è in televisione, la morte di Jocelyn Brando in Big Heat. Godiamo, soprattutto, di un cast straordinario, con De Niro squilibrato, ghignante e sopra le righe, e un Harvey Keitel così misurato, così sottile da rubargli la scena. Nonché Amy Robinson, brava e sexy per la naturalezza con cui mostra il corpo, bella e antidiva, bella perché antidiva, niente a che vedere â?? ad esempio â?? con la Cameron Diaz di Gangs of New York, che interpreterebbe una prostituta ma si guarda bene dal rovinarsi il trucco. E poi, ovviamente, la fede che si fa costume, il tormento spirituale, la follia dei reduci, il peccato, la carne e lâ??incesto.
Per sfociare in un finale, brutale e sanguigno ma senza catarsi, come forse nessuno proporrebbe oggi. Si ha lâ??impressione che da allora Scorsese, novello Thomas Mann, abbia preferito celebrarsi, anziché raccontarsi. E forse è un peccato. Ricordate in Godfellas la geniale carrellata in soggettiva nel night, sulle note del «Cielo in una stanza»? Mean Streets non è una carrellata, ma una corsa affannosa, angosciata, parossistica. Però più autentica. Davvero non vi cogliamo quella patina algida, quel distacco sofisticato e dissimulato nella forma che ha soffocato The Aviator e appesantito The Departed. Insomma, qui câ??è la vita e non la magniloquenza, I Ronnettes brutti e urlati di «Be My Baby» al posto dei virtuosismi lirici di Ornella Vanoni. E la convinzione â?? preziosa â?? che la scintilla del talento risieda nella sfrontatezza con cui si guarda negli occhi la Gorgone, scavando con onestà nei propriâ??dark placesâ??.
This review of Mean Streets (1973) was written by Monia V on 02 May 2010.
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