Review of London River (2009) by Andrea F — 08 Sep 2010
Più che un incontro di culture viene messo in scena un viaggio di scoperta a senso unico. Il messaggio è chiaro e totalmente condivisibile: la condanna del pregiudizio e del razzismo. Peccato che la rappresentazione sia talmente di parte da apparire forzata.
I protagonisti sono un padre e una madre, alla ricerca dei figli dispersi negli attentati di Londra del 2005. Lei: una signora di campagna in cerca della figlia. Protestante, tradizionalista, diffidente. Lui: un anziano africano, col volto segnato dalle rughe ed il corpo scheletrico. Musulmano, pacato, saggio. Il dramma e la tragedia degli attentati si svolgono sullo sfondo, mentre in primo piano avviene il confronto, il cui vincitore appare evidente fin dall'inizio. L'uomo è posto su un piedistallo: rappresentazione vivente dell'espressione "inshallah" (se Dio vuole), vive il suo dramma con lucidità , distacco e rassegnazione. Alle sue spalle la comunità musulmana è unita, fraterna, pronta ad assistere ed aiutare I propri membri. In piena contrapposizione, la gentile signora appare arrogante e ridicola.
L'odio e il razzismo sono da condannare, è evidente. Ma altre pellicole, come il notevole "l'ospite inatteso", sono in grado di farlo con maggiore eleganza, costruendo con cura la trama ed il dramma, lasciando che lo spettatore giunga liberamente alla comprensione.
This review of London River (2009) was written by Andrea F on 08 Sep 2010.
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