Review of Dark City (1998) by Stephanie C — 05 Jan 2012
Rivoltanti alieni dalle sembianze umane, per evitare l'estinzione dovuta alla mancanza di una propria identità, decidono di sfruttare la razza terrestre come espediente alla fine della loro specie, controllandone I ricordi tramite le sostanze inniettate nel sonno dal dottor Schreber (unico consapevole dell'oscura realtà) e trasformando telepaticamente gli ambienti della città lugubre in cui si svolgono I fatti. John Murdoch è il solo uomo che riesce a non farsi sottomettere ai poteri di questi extraterrestri, di conseguenza l'ultima speranza per la salvezza della sua specie.
Più complicato e profondo di così il soggetto non poteva essere: forse adatto ad un romanzo lungo cinquecento pagine, ma trasferire su celluloide un concetto del genere è veramente un'impresa rischiosa. Alex Proyas però c'è riuscito, o almeno l'ha fatto in buona parte dell'opera; tuttavia I quesiti sono tanti: quando e in che ciscostanze gli umani sono stati "prelevati" dalla Terra? E quest'ultima dove si trova precisamente rispetto a "Dark City" (che in pratica è una città spersa nella galassia)? Perchè Schreber all'inizio della storia suggerisce al protagonista di fuggire dall'appartamento? E soprattutto... come diavolo è possibile che un umano ha gli stessi poteri, se non migliori, di una razza che abita anni luce lontano dagli uomini? Il regista non lascia molte delucidazioni a riguardo: si limita a sviluppare una forte carica visionaria di immagini ed effetti speciali strabilianti che catturerebbero l'attenzione anche allo spettatore più scettico nei confronti di questo genere cinematografico.
Gli attori sono tutti più che convincenti nelle loro parti, pur trovandosi in un contesto parecchio distante da ogni tipo di realtà fantascentifica concepita da qualsiasi cineasta. Le ambientazioni nondimeno, sono un altro pezzo forte della qualità visiva dell'opera. Esse costituiscono una sorta di Gotham City anni cinquanta dalle colorazioni post-noir nelle vetture, nelle luci e nelle costruzioni architettoniche che ne fanno da contorno. Insomma, se l'occhio vuole la sua parte, "Dark City" non delude affatto questa filosofia.
Troppo allucinato? Troppo ambizioso? Più che altro uno sci-fi originale e ben elaborato, nei contesti e nei personaggi, sebbene la trama lasci qualche baco di troppo. "Esperimenti" di questo tipo vanno comunque premiati.
This review of Dark City (1998) was written by Stephanie C on 05 Jan 2012.
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