Review of Vertigo (1958) by Juli N — 04 Nov 2014
Ci sono parecchie classifiche dedicate ai migliori lavori di Alfred Hitchcock. In quelle più comuni Psycho viene considerato il suo capolavoro assoluto, mentre in altre stilate dai fan, al top spesso compare "Vertigo", opera del Maestro che a causa di un processo di post-produzione piuttosto problematico (montaggio continuamente modificato, script considerato dalla critica poco confacente al romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac da cui prende ispirazione, flashback finali tagliati.
..) non ebbe la giusta accoglienza da parte del pubblico, ed a cui però ne conseguì un'enorme fase di rivalutazione quale gli diede il titolo e la fama decorosissima che detiene tutt'oggi. Personalmente non sò se sia effettivamente il miglior lungometraggio di Hitchcock, ma è sicuramente uno dei suoi film più intensi, e per comprenderne realmente il significato e la sua inconsueta struttura narrativa occore vederlo più volte.
Dunque, il titolo italiano è "La donna che visse due volte" e la protagonista infatti è Madeleine, una ventiseienne, compagna di un vecchio amico del detective John Ferguson (Stewart), che in dei frequenti stati di apparente catatonia discontinua, sembra entrare in uno stato mistico in cui sente il bisogno di visitare I luoghi I quali le fanno venire in mente gli spiriti della drammatica morte della sua antenata Carlotta Valdés.
Ferguson viene incaricato dal marito di pedinarla ma finirà per innamorasene perdutamente, finchè in seguito al suo tragico suicidio, incontrerà per strada un'altra fanciulla dall'aspetto incredibilmente simile a quello di Madeleine.
.. è solo un'illusione o la sua amata si è veramente reincarnata? Le entrate in scena dell'attrice Kim Novak sono particolareggiate e multiformi, quasi "spettrali" in certi momenti, tanto da destare spesso allo spettatore il sospetto che la sua comparsa non sia mai stata quella di un personaggio realmente esistito nello svolgimento della storia, e che al contrario sia invece un'immagine la quale Ferguson si sia costruito indelebilmente nella sua mente, e a cui vuole imprescindibilmente continuare a credere.
Un ruolo primario nelle effigi rappresentative viene assunto dai filtri rossi e verdi utilizzati nella fotografia, convenienti a simboleggiare gli aspetti più profondi e controversi dei sentimenti umani, come la passione ardente (e peccaminosa) manifestata verso una donna materialmente inaccessibile, e l'invasamento abbacinante nei confronti di quest'ultima che portano ad un desiderio accecante di possederla.
Una percezione alterata della realtà quindi, esattamente come l'effetto ottico del senso di vertigine provato da John (realizzato con virtuosi movimenti di mdp assemblati ad perspicaci effetti di zoom) che lo perseguitano durante le fasi chiave del racconto, in modo particolare nelle sequenze all'interno della torre del campanile dove Madeleine tenta il gesto estremo.
La prospettiva del racconto (con una presa di un ritmo più icalzante) cambia completamente nella seconda parte, in cui tutto sembra più reale, ma dove I fantasmi del passato continueranno a tornare sotto un riverbero luminoso completamente differente, quasi per sottolineare la labilità e la precarietà delle emozioni che non fanno più parte del presente, ma le quali continuano a tormentare ed a far parte del nostro inconscio pur essendo quasi del tutto svanite.
L'atmosfera di cordoglio ed afflizione per ciò che è stato e non tornerà mai più permeano questo difficile trattato di Hitchcock, lasciando comunque un velo di mistero sul tema della doppiezza della psiche umana e gli artifici di un'oggettività apparentemente palpabile.
Titoli di testa caleidoscopici allo stato dell'arte, grazie anche alle musiche incomparabili di Bernard Herrmann.
This review of Vertigo (1958) was written by Juli N on 04 Nov 2014.
Vertigo has generally received very positive reviews.
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