Review of The Time That Remains (2009) by Gianlorenzo L — 13 Jun 2010
In italiano "Il tempo che ci rimane". Finalmente un film che ci mostra la situazione palestinese sotto uno sguardo diverso: una tragi-commedia che analizza la storia di una famiglia dal 1948 a oggi, con uno stile che mescola sapientemente Jarmusch, Kaurismaki e, come qualcuno ha giustamente notato, I maestri della comicità Keaton e Tati; infatti il protagonista della 2° parte della storia non parla praticamente mai, ma recitando con gli occhi ricorda I migliori attori del cinema muto e riesce ad essere di un magnetismo incredibile anche nelle scene più assurde (come quella in cui con un'asta riesce a saltare oltre un muro). Il fim di Suleiman, inoltre, è particolarmente amaro: a tratti non sai se sorridere o stringere I denti per il dolore (SPOILER vedi la scena della ragazza che urla contro gli invasori di Nazareth e viene sparata freddamente: io inizialmente ho riso, poi ho pensato "Che ca**o ho fatto?", tanto era paradossale la scena). Recitazione misurata e disposizione dei corpi nell'inquadratura pressocché perfetta. Consigliatissimo. Ovviamente non aspettatevi ritmi alla Michael Bay...
PS: La scena del carrarmato che segue un ragazzo che parla al cellulare e punta il missile verso lo spettatore è probabilmente quanto di più surreale abbia visto al cinema di recente.
This review of The Time That Remains (2009) was written by Gianlorenzo L on 13 Jun 2010.
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