Review of The Last Emperor (1987) by Jonathan S — 24 May 2012
Bertolucci riesce a rappresentare con uno stile biografico più che convincente, mezzo burrascoso secolo di storia cinese, grazie a questo colossal gremito di immagini "dorate" capaci di acquistare a meraviglia il fascino regale dell'imponente Città Proibita, luogo in cui all'età di soli tre anni venne incoronato Aisin Gioro Pu Yi, l'"ultimo Imperatore", appunto, dell'estinta casata Qing. Nel 1912, quando la Cina diventerà una repubblica, Pu Yi non potrà più uscire per molti anni dal luogo in cui avrebbe dovuto regnare. Dal 1919 passerà parecchio tempo della sua adolescenza sotto gli insegnamenti dell'educatore scozzese Reginald Johnston (il prestigioso e sempre radioso Peter O'Toole), l'unico "gentleman" in grado di intorpidire la frustrazione del ragazzo e la sua crescente cattività conseguente ad un triste stato di solitudine. Tramite un diligente meccanismo di flahback e flashforward la scena si sposta sistematicamente nell'anno 1950, periodo in cui Pu Yi viene catturato in Manciuria con l'accusa di essere stato un collaboratore dei giapponesi durante I giorni dell'invasione. Nella metà degli anni venti infatti, quando per ragioni politiche gli sarà imposto di lasciare la Città Proibita, sarà costretto a trovare riparo presso l'ambasciata giapponese: epoca in cui comincerà il suo processo di "occidentalizzazione" e, in contrasto con la moglie sempre più avvilita, inizierà ad instaurare dei legami non indifferenti con il governo del paese invasore.
Nonostante sia costituito da una regia prevalentemente accademica, il film è un prodotto abbastanza distante dalla convenzionalità dei comuni ritratti agiografici, pervenendo, con l'ausilio di un ottimo montaggio ed un impianto narrativo sgombro di rallentamenti, a mantenere gli intrecci e le fasi storiche ben connesse tra di loro, senza far perdere credibilità al personaggio centrale alla vicenda. E' interessante, inoltre, constatare come quest'ultimo, riesca, con l'avanzare dell'età, a sviluppare un tipo di personalità che, da un prima condizione burbera ed inasprita, diventi progressivamente sempre più comprensiva ed affabile, ottenendo nondimeno il merito di poter pure accattivarsi la simpatia dello spettatore nelle ultime, toccanti, illustrazioni finali. Solidissima la colonna sonora dal sapore orientale di David Byrne, Ryuichi Sakamoto e Cong Su, ovviamente vicitrice dell'Oscar, tra I tanti assegnati a quest'eccellente lavoro di Bernardo Bertolucci.
This review of The Last Emperor (1987) was written by Jonathan S on 24 May 2012.
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