Review of The First Beautiful Thing (2010) by Gabriele M — 13 Oct 2010
Il poeta diceva che non si torna nei posti in cui si è stati felici. Per quelli invece dove si è cresciuti infelici sembra inevitabile il ritorno. Livorno è per il protagonista una cornice insopportabile per un passato che ha visto sua madre contesa tra troppe figure maschili, suo padre combattuto tra l'amore per la moglie e l'onore agli occhi dei paesani spesso meschini nei loro giudizi, una zia in competizione con la sorella per il consorte e I nipoti, e il suo rapporto con la sorellina vissuto più come responsabilità che come complicità. Centrale la madre e la sua spensieratezza nel gestire una vita familiare senza quelle sicurezze che infondono serenità ai figli.
Incapace a tutta quella leggerezza, al protagonista resta l'infelicità nonostante l'affetto di chi lo circonda. Il riscatto arriverà solo a conti fatti col passato, chiuso nei ricordi. Finalmente passato.
Riscoperta la Pandolfi, con un Valerio Mastandrea intenso e credibilissimo, il film di Virzì sa essere piacevole nonostante una trama seriosa attraversata da situazioni tragiche. Un bel film.
This review of The First Beautiful Thing (2010) was written by Gabriele M on 13 Oct 2010.
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