Review of Rope (1948) by Alec B — 13 Jun 2012
Thriller dalle tematiche controverse, girato in un unico, stupefacente set, caratterizzato da una pregevolissima rappresentazione in miniatura di New York che fa da sfondo ad una sopraffina scenografia minimalista.
Il film si serve di soli undici piani-sequenza per seguire egregiamente le performance degli attori, dando la sensazione sinistra e misteriosa che l'azione sulla scena venga esaminata con gli occhi un individuo che si mette a girovagare per l'appartamento assistendo ai fatti che si svolgono sulla piazzata scenica.
In questo caso il delitto non ha un movente preciso, ma viene eseguito solo per il "gusto estetico" di compierlo. Soggetto scottante per I distributori europei, che logicamente non persero tempo a dispensare le più bigotte controversie nei confronti dell'autore.
L'umorismo nero di Hichcock, che prende ispirazione dal romanzo "Delitto e castigo" di Dostoevskij, viene interpretato eccellentemente da James Stewart, qui alla sua prima collaborazione col regista, ma già superbo nel recitare una sceneggiatura ricca di tonalità grottesche ed inquetanti.
Nella versione originale vi sono anche delle allusioni all'omosessualità, le quali naturalmente furono tagliate nel doppiaggio italiano. Un vero classico della suspance, non c'è dubbio; tuttavia avrei preferito che fosse durato almeno un quarto d'ora in più.
This review of Rope (1948) was written by Alec B on 13 Jun 2012.
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