Review of Paranoid Park (2007) by Andrea P — 12 Dec 2008
Paranoid Park e' uno spettacolo visivo, onirico e malinconico. Un affresco solitario su un'adolescenza (si badi, non SULL'adolescenza, ma su UNA adolescenza in particolare), raccontata con uno sguardo che indaga le profondita' dei gesti, dei pensieri, che segue fino alla mente e al cuore il giovane protragonista, spaesato eppure cosi' incosapevolmente coinvolto in una vicenda che lo sconvolge.
Se mai ci fosse ancora bisogno di ribadirlo o di comprenderlo, Gus Van Sant e' un regista atipico e terribilmente sublime, nei suoi piani sequenza che sembrano provenire da un'altrove analogico, nei suoi movimenti di macchina cosi' innaturali, cosi' fuori dagli schemi, eppure tanto profondi da essere come ferite aperte che scavano nel corpo dei suoi protagonisti. Come quei primi piani ossessivi sui visi, quei controcampi sempre troppo schivi che lasciano spazio solo alle parole che sembrano provenire da una direzione imprecisata, quasi fossimo noi a parlare, a commentare, a divenire parte della pellicola. Come I tagli improvvisati, le storie costruite senza una direzione precisa, dove sono solo le pure e crude immagini a parlare, e gli sguardi, e I gesti, persino I colori e le luci che invadono lo schermo, o quelle musiche pulsanti e armoniche che diventano battito nella nostra testa, nella testa del giovane Alex. E allora a Van Sant si perdona anche lo stravolgimento nella continuita' del romanzo da cui e' stato tratto il film, o le esclusioni di alcune parti, o l'averne sottovalutate altre. Rispetto al libro, il film diviene un mezzo non per esprimere o raccontare, ma per sottointendere, per ispirare. Le immagini che scorrono divengono pura poesia, quando vengono rallentate, racchiuse nello spazio angusto di un taglio di luce che prima e' un bagliore accecante, poi lentamente diviene buio. Quasi a descrivere I pensieri che affollano la mente del giovane, così turbolenti e indefiniti. Si veda, a tal proposito, l'incredibile scena della doccia, quell'apparente fermo immagine sul profilo di Alex che ha la potenza di una fotografia, e che ci ricorda la vita e il suo scorrere solo attraverso alle gocce d'acqua che, al rallentatore, accarezzano I suoi folti capelli e gli attraversano e solcano il viso. Quasi fossero lacrime. E poi le sue mani che coprono il suo sguardo, per vergogna, pudore o ossessione, e il suo corpo che lentamente si abbandona nella vasca, uscendo di scena con la grazia straziante dell'abbandono.
Una parabola dell'eta' di passaggio, delle sue domande senza risposta, dei suoi dolori atroci. Ma anche delle sue gioie improvvise, dei suoi momenti ribelli e fugaci, della sua paranoia.
Della contraddizione dell'adolescenza, semplicemente.
This review of Paranoid Park (2007) was written by Andrea P on 12 Dec 2008.
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