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Review of by Luis P — 03 Jun 2013

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Come dice a un certo punto Antonio (il personaggio interpretato da Marcial Tagle) dopo aver visto le immagini delle donne di alcuni desaparecidos, 'io mi sono commosso'. Un po' perché Augusto Pinochet Ugarte è stato uno degli uomini neri della mia generazione, un po' perché questo film narra, con partecipazione ed efficacia cinematografica, l'incruenta fine della feroce dittatura cilena.

Un referendum voluto dall'esterno - compresi gli Stati Uniti, che stavano ormai pensando di mollare il loro fdp a Santiago - e vinto a sorpresa dall'opposizione: per riuscire nell'impresa, malgrado il clima difficile e gli spazi televisivi ristretti, è necessario un colpo d'ala, quello regalato dal pubblicitario René Saavedra (vagamente ispirato a Eugenio Garcia) che è capace di convincere I riottosi esponenti del 'No' ad utilizzare, nei loro quindici minuti giornalieri, una campagna basata sulla speranza e sull'allegria piuttosto che sul ricordo e sul dolore.

Basandosi su una sceneggiatura di Pedro Peirano tratta dall'opera teatrale di Antonio Skármeta, Larraín racconta il realizzarsi di quello che sulle prime sembra un miracolo con un bel ritmo, mischiando materiale d'epoca e una scelta visiva minimale che non fa sentire lo stacco con il nuovo girato: merito del formato utilizzato, un 4:3 che si richiama ai tempi gloriosi del Betamax (non sono passati neppure trent'anni, ma la tecnologia di allora pare davvero antidiluviana), e una qualità delle immagini volutamente artigianale.

La storia ruota intorno all'eroe per caso René, uomo dalla vita professionale di successo ma parecchio incasinato sul piano familiare (è, in pratica, un ragazzo-padre la cui moglie convive con un altro): un personaggio che si evolve in modo classico - prima pensa solo alla carriera, poi è sempre più coinvolto, infine eccolo, novello Cincinnato, di ritorno al suo orticello pubblicitario - nel panni del quale il messicano Gael García Bernal offre una bella prova d'attore in un ruolo che sarebbe calzato a pennello al giovane Dustin Hoffmann.

Su di lui si sofferma volentieri l'occhio della cinepresa, tanto che sono numerosi e lunghi I primi piani che contribuiscono a staccarlo dallo sfondo corale che lo circonda, animato da un cast di attori che danno l'impressione di sentire molto la partecipazione alla storia che viene narrata: fra di essi, ha una posizione di spicco quasi il solo Lucho, il capo di René nonché il suo rivale nella campagna, interpretato in maniera assai efficace da Alfredo Castro.

Benchè la conclusione sia conosciuta, le poco meno di due ore di durata scorrono senza un attimo di stanca, grazie anche a più di una punta di ironia, giustificando appieno il premio vinto alla Quinzaine di Cannes 2012: peccato solo che, in Italia, il film esca un po' alla chetichella quasi un anno dopo, complicando la vita agli spettatori che sarebbero interessati a un lavoro bello, emozionante e che si prende anche il lusso di smentire Gil Scott-Heron.

Perché sarà pure il potere della pubblicità, ma, almeno nel 1988 in Cile, la rivoluzione è stata trasmessa in televisione.

This review of No (2012) was written by on 03 Jun 2013.

No has generally received positive reviews.

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