Review of Mallrats (1995) by Stefano L — 27 May 2013
Regista indipendente surreale e di una creatività non comune, Kevin Smith si è sempre distinto per il suo stile fuori dall'ordinario, e per una certa vocazione nel rimanere coerente a determinati stilemi formali pittosto insoliti ed irriverenti.
Clercks (1994), anche se personalmete l'ho considerato stupido nei contenuti, aveva il suo perchè, mentre Dogma (1999), con tutte le polemiche e le bigotte controversie che scatenò, riuscì a diventare un piccolo cult satirico sulle incongruenze e la presunzione vanagloriosa di alcuni aspetti del puritanesimo.
Mallrats è più un profilo insipido della provincia borghese americana, con dei personaggi che in quanto a spessore ed individualità lasciano veramente pochi spunti, risultando tutti antipatici e scarsamente interessanti, per via del fatto che non riescono in nessun modo ad uscire dalla bidimensionalità della loro bricconeria, diventando presto fastidiosi ed irritanti.
Ovviamente la coppia Jay & Silent Bob dà quel pò di pepe che solleva modestamente una commedia sul consumismo e la pop-art giovanile decisamente piatta e monotona, ma non è sufficiente a lenire in maniera convincente un prodotto risolutamente deludente.
Questo film fu, tra l'altro, il primo passo falso che portò al declino, durato otto anni, della carriera professionale di Shannen Doherty, prima di riaffermarsi al pubblico televisivo con la serie Streghe.
This review of Mallrats (1995) was written by Stefano L on 27 May 2013.
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