Review of King Kong (1933) by Joe G — 12 Feb 2013
Girato nei primi anni del sonoro e scritto dallo stesso regista Merian C. Cooper (non a caso il personaggio di Robert Armstrong sembra un suo alter ego, visto che nella celluloide realizzava dei cortometraggi ambientati nella giungla), King Kong paradossalmente, proprio per la sua caratterizzazione "primitiva" e rudimentale, diventò di colpo una delle icone più famose del cinema americano internazionale, in quanto incarnò perfettamente l'archetipo del maschio dominante; e non solo, il gorillone di cinquanta metri ideato dagli autori de "La partita pericolosa" (uscito lo stesso anno, ma meno fortunato al botteghino), rappresentò anche un'evidente elemento metafilmico posto come fattore catalizzante mirato a mettere in luce la speculazione della mercificazione del "prodotto hoolliwoodiano" come fondamento determinante del sistema capitalistico statunitense: ricordiamo che correva l'anno 1933, ed I riferimenti alla Grande Depressione, ancora rilevantemente incombente, non potevano essere esenti nel soggetto centrale della pellicola, tanto che Fay Wray (Ann Darrow) viene proprio adescata da Carl Denham nel momento in cui è colta inflagrante durante un furto di una mela, ed il mercante decide di lasciarla andare in cambio di un solo dollaro versato dal film-maker.
La tecnica dello stop motion, già sperimentata in The Lost World (1925), assemblata con nuove modalità di ricomposizione delle sequenze, come la miniaturizzazione delle riprese e l'uso del chroma key (pannello blu sullo sfondo sfruttato nelle scene preliminari prima della loro completa realizzazione) per integrare le comparse in ambientazioni differenti, resero sul grande schermo imponenti immagini di prorompente facciata spettacolare le quali codificarono I primi dettami del tipico kolossal della settima arte.
Guizzi visivi ai tempi impressionanti, ed oggi, ovviamente, datati, ma sempre interessanti nella loro esecuzione sul grande schermo, nonché parecchio apprezzabili nel processo di lavorazione artigianale, tanto da rimanere per lunghi anni dei punti di riferimento nell'ambito della supervisione cinematografica, fino all'avvento del più moderno motion capture.
Per fortuna, l'edizione italiana del dvd, comprende pure le parti originariamente censurate nella pubblicazione originale, dando quindi un altro incentivo a rivedere questa piccola gemma.
This review of King Kong (1933) was written by Joe G on 12 Feb 2013.
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