Review of Frankenweenie (2012) by Carlo C — 29 Jan 2013
Tim Burton deve essere stato un ragazzino molto solo e I suoi film pullulano di giovani maschi impegnati a fare I conti con un mondo su cui non sono sintonizzati. Questo vale anche per il Victor Frankenstein di 'Frankenweenie' (nome ripreso dal romanzo di Mary Shelley, ma pure il protagonista de 'La sposa cadavere' si chiama Victor e le fattezze sono molto simili): senza un vero amico anche se vive in una famigllia affettuosa, riversa tutto il suo amore sul cane Sparky, protagonista di artigianali super8 casalinghi (in 3D!) ispirati ai film di mostri giapponesi.
Quando la bestiola finisce sotto una macchina, Victor mette in pratica le conoscenze che gli ha procurato una mente sveglia e onnivora ridandogli la vita in una scena ricalcata dal 'Frankenstein' degli anni Trenta: lo ispirano le lezioni del professore di chimica, che ha il volto di Vincent Price (omaggiato anche in uno spezzone vampiresco da un vecchio film Hammer) e la voce originale di Martin Landau.
Un po' citazionista, eh? E si possono aggiungere la frezza bianca come la 'moglie di Frankenstein' della cagnolina amata da Sparky (Persefone!), una vicina di casa che si chiama Elsa (per l'appunto) Van Helsing (interpretata in inglese da Wynona Ryder), una tartaruga di nome Shell(e)y, un cimitero degli animali fra le altre ispirazioni oscuramente kinghiano, la mummia, I gremlins, Godzilla, Bambi.
Più il livido bianco e nero, in cui il film è girato, che immerge I pupazzi animati a passo uno (ancora una volta disegnati nello stesso stile del meraviglioso 'La sposa cadavere') in un'atmsofera cupa e opprimente che si aggiunge all'ottusa, anonima periferia americana in cui la storia è ambientata.
Non stupisce, allora, lo scarso successo di pubblico di questa nerissima favola gotica che potrebbe impressionare I più piccoli: eppure la prima ora è un'opera di grande poesia nel descrivere I difficili rapporti di Victor con la vita di tutti I giorni - fra adulti insensibili e ragazzini freak - con il solo contrappunto umoristico delle goffaggini canine di Sparky (sia da vivo, sia da resuscitato) impegnato a gironzolare per il quartiere e a corteggiare Persefone.
Anche se il divertimento resta indiscutibile e qualche risata in più ci scappa, il delicato equilibrio si incrina nel segmento conclusivo, dove a prevalere sono l'azione e la morale sul cattivo uso della scienza: però, nel complesso, il film resta una scommessa vinta con una tale classe che si ha l'impressione che, per riuscirci, fosse necessario essere Tim Burton.
This review of Frankenweenie (2012) was written by Carlo C on 29 Jan 2013.
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