Review of Elevator to the Gallows (1958) by Lorenzo B — 02 Mar 2010
Il primo film di Luis Malle chiude con quella "certaine tendance du cinéma francais" accostandosi al cinema americano di genere. Ecco, "Ascensore per il patibolo" è un film intimamente di genere. Come lo sarà "Fino all' ultimo respiro".
In questa tragedia greca il destino dei due amanti è già scritto. E' un filo che Malle non fa altro che inseguire tra le strade di Parigi come le linee di una mano che li contiene e non li vuol far scappare via. Florence e Julien non si incontrano mai durante il film. Nonostante ciò il film vive dell' intensità dell' assenza che I due mettono sullo schermo. Fino all' ultima sequenza dove si rincontreranno in/su una celluloide nella celluloide. La loro (presunta) unione è saldata della tromba di Miles Davis; magnifica, strepitosa, disperata colonna sonora che non solo crea l' atmosfera di una Parigi notturna in cui ogni sogno o incubo sembra materializzarsi nel buio delle vicoli tortuosi o tra I fumi dell' ultimo cafè della notte. Disegna su un pentagramma il ritmo di un montaggio serrato, spigoloso a volte violento e disordinato che ci tira dentro immediatamente negli occhi della Moreau. Non c è una qualsiasi sorta di premessa, una spiegazione. Quelle le daranno I prossimi film di Malle: "Les Amantes" e "Le Feu Follet" guarda caso proprio con la Moreau e Ronet come protagonisti. Qui basta Parigi, le sue luci, le sue note e le gambe di Jeanne Moreau che, come direbbe Truffaut, sono compassi che misurano il globo terrestre in tutti I suoi sensi.
This review of Elevator to the Gallows (1958) was written by Lorenzo B on 02 Mar 2010.
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