Review of A Royal Affair (2012) by Catcarlo — 02 Sep 2013
Dalla natia Inghilterra, nella seconda metà del Settecento Carolina Matilde va in sposa al re di Danimarca Cristiano VII, un giovane farfallone e sospettato di non avere tutti I lunedì a posto che, alla lunga, si dimostrerà migliore della bigotta corte che lo circonda.
Il sovrano subisce il fascino del medico tedesco Struensee, che porta a corte e riesce a far mettere in pratica le idee illuministiche che si stanno diffondendo un po’ ovunque in Europa. Il buon dottore affascina anche Carolina, lontana da Cristiano ormai da anni, ma la loro appassionata storia d’amore finisce per aiutare la bieca restaurazione che, guidata dalla regina vedova (Trine Dyrholm), cancella il tutto nel sangue: una battaglia persa, ma la guerra sarà vinta dalla generazione successiva, come informano le didascalie finali.
Con un anno di ritardo e in un periodo sfortunato (solo quattro spettatori in sala), arriva sui nostri schermi questo bel film danese in costume che, grazie a una struttura classica anche se uno dei produttori esecutivi Lars Von Trier e a una confezione assai curata, stato candidato all’Oscar come miglior film straniero e vincitore, a Berlino nel 2012, del premio alla sceneggiatura e al miglior attore.
Mikkel Boe Følsgaard disegna con finezza la complessa personalità di Cristiano, nel quale la fragile psiche finisce per mettere in ombra le qualità che pure ci sono, riuscendo a farsi preferire di poco in un cast protagonista di una prova d’insieme maiuscola.
Il più affermato Mads Mikkelsen dà vita a uno Struensee che sa di rischiare per il proprio comportamento, pubblico e privato, ma decide comunque di andare avanti (anche perché, forse, il potere gli piace?) mentre la svedese Alicia Vikander vista di recente come Kitty in ‘Anna Karenina’ ricostruisce con la giusta delicatezza la figura di Carolina, ragazza alla quale la vita ha regalato ben pochi momenti di gioia; attorno a loro, anche I ruoli secondari sono estremamente efficaci, con menzione speciale per il perfido Høegh-Guldberg di David Dencik.
A guidarli c’è il regista Nikolaj Arcel che sceneggia assieme a Rasmus Heisterberg un romanzo di Bodil Steensen-Leth ricostruendo una Danimarca che, ai tempi, era uno dei Paesi più retrivi d’Europa, con una nobiltà di nessun pregio e un popolo sottomesso che, nelle campagne, era ancora legato alla servitù della gleba: Copenaghen grigia e senza luce, oltre che infestata dai topi, mentre nelle aree rurali sono palpabili la miseria e la paura dei signori.
Insomma si potrebbe dire che c’è del marcio in Danimarca, se Cristiano non proibisse esplicitamente la citazione nel suo primo incontro con Struensee condotto a colpi di frasi rubate alle opere di Shakespeare: di certo, le figure principali si trovano davanti a delle scelte difficilissime e il regista li accompagna con affetto anche negli inevitabili errori.
La sceneggiatura alterna con abilità I punti di vista dei singoli personaggi e, pur patendo un eccesso di didascalismo nel finale (centotrenta minuti sono forse un po’ troppi), trova il giusto equilibro fra lo svolgimento sentimentale e quello politico: anche lo spettatore non danese viene accompagnato nelle svolte della vicenda spostandosi tra le grandi, fredde stanze del palazzo reale e il verde di giardini o brughiere dove ogni tanto brilla anche il sole.
This review of A Royal Affair (2012) was written by Catcarlo on 02 Sep 2013.
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